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Ischia Natura

Storia di Ischia

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Storia di Ischia: le origini

L’isola di Ischia ha un’origine vulcanica, così come i Campi Flegrei. Ed è stato proprio il vulcanesimo ad alimentare il mito di Tifeo, il gigante scagliato da Giove sotto Pithecusae: un riferimento omerico che verrà poi ripreso dagli scrittori latini fino a Vittoria Colonna, la poetessa del Castello Aragonese, in pieno Rinascimento. Una “fortuna”, quella di Tifeo, che è dunque durata secoli, e che ha “giustificato” l’orografia isolana con i suoi fenomeni eruttivi più o meno evidenti. Ischia è emersa circa 130 mila anni fa, poi è sprofondata dopo molti millenni, fino a riemergere ancora molto tempo dopo, scossa da periodici cicli eruttivi e sismici che, in fase “storica”, hanno avuto l’apice con l’eruzione del 1301-02 e la colata dell’Arso, e poi col disastroso terremoto del 28 luglio del 1883 che distrusse Casamicciola.

Storia di Ischia: il periodo greco

Eruzioni e terremoti hanno di certo condizionato la vita degli antichi abitatori. Prima che sbarcassero i coloni greci dell’Eubea, partiti dalle città di Eretria e Calcide, e che intorno al 770 avanti Cristo fondarono Pithecusae sul promontorio di Monte Vico, gli abitanti preistorici fecero spesso i conti con gli stravolgimenti del territorio.

Gli insediamenti testimoniati dai ritrovamenti di ceramica micenea databili tra XV e XIV secolo al Castiglione, provano comunque che esistevano già legami col mondo egeo. Pithecusae divenne, come ricordano gli studiosi e fra tutti il grande archeologo Giorgio Buchner, che ne ha portato alla luce – dal 1952 al 1983 – i preziosi tesori, il “crocevia del mondo antico”. Fu fondata prima di Cuma e la gente che la popolava era dedita prevalentemente all’attività metallurgica (le cui materie prime venivano importate) e soprattutto alla produzione di vasi: abbondava l’argilla e la produzione di vasi dipinti in stile tardogeometrico o di ispirazione corinzia e protocorinzia, fioriva di pari passo. E le relazioni commerciali indotte furono molto intense, anche se non mancava chi preferiva dedicarsi alla… cultura. L’esempio splendido, che ha sancito per Pithecusae il posto di assoluto prestigio nella storia dei Greci d’Occidente, è fornito dalla coppa che reca inciso un epigramma ormai notissimo. E’ la cosiddetta Coppa di Nestore, e quell’iscrizione è tra le più antiche conosciute: “Coppa di Nestore, buona a berci… Chi beve da questa coppa subito sarà preso dal desiderio per la ben coronata Afrodite”.

Come ricordava Buchner, “attraverso gli Eubei di Pithecusae, le popolazioni etrusche, latine e italiche dell’Etruria, del Lazio e della Campania sono venute per la prima volta in contatto con la civiltà ellenica e con i prodotti dell’artigianato artistico orientale… La conquista più significativa fu l’apprendimento della scrittura. Tuttora il nostro alfabeto conserva alcune caratteristiche di quello calcidese”.

Storia di Ischia: il periodo romano

L’abitato di Pithecusa si sviluppò a valle e sull’altura del promontorio di Monte Vico, ed aveva due approdi. Un altro nucleo fu creato ai piedi della collina di san Pietro (porto d’Ischia) ma fu seppellito da eventi tellurici. Successive eruzioni, fino a quella del Montagnone del secondo e terzo secolo dopo Cristo, cancellarono gran parte di quelle tracce. Cosicché quando, in Età Romana, Silla diede vita alla repressione perché sull’isola fu concessa ospitalità a Mario, nell’82 d.C. il nome fu sostituito definitivamente con quello di Aenaria. I Romani svilupparono l’area dell’attuale Lacco Ameno, che si estese progressivamente. La presenza delle terme, poi, contribuì ad aumentare l’interesse anche dei primi “turisti”. Intanto si era sviluppata una rete di piccoli villaggi su tutto il territorio.

Nel 1971, nel bacino tra il Castello e gli scogli di Sant’Anna, sono venuti alla luce i segni di un insediamento ellenistico-romano, “Plagae romanae” (Cartaromana), di notevole interesse. Don Pietro Monti, il prete-archeologo, accertò la presenza di botteghe e fabbriche, legate all’avviata attività di un porto. Aenaria fiorì, ma tra il 130 ed il 150 dopo Cristo fu sconvolta ancora dal risveglio vulcanico dell’isola.

Storia di Ischia: il medioevo

Le notizie del periodo medievale non sono molto ricche. Ma la storia, da questo momento in poi, risentirà per un bel po’ della minaccia delle invasioni barbariche e delle scorrerie piratesche dei Saraceni. “Assalti” dal mare che costrinsero gli isolani ad affollare l’Insula Minor, ovvero il Castello, il primigenio Castrum Gironis, mentre si creava una espansione territoriale a macchia di leopardo, e di carattere prevalentemente agricolo verso il versante sud-est, che diventerà piuttosto consistente sulla costa intorno al 1200, accanto al persistere del piccolo centro di Lacco.

Tra incursioni e saccheggi, lo sviluppo urbanistico ebbe una sua continuità intorno al lago del “Pantanellum” (il porto attuale di Ischia). Nel frattempo si consolidarono altrove, sull’isola, gli abitati di Casale di Moropano, Forio, Guarno ed altri, quali Eramo, Campagnano, Fontana.

Storia di Ischia: il periodo angioino

Siamo in epoca Angioina, e sono già attestabili le costruzioni religiose, quali la chiesa di santa Maria della Scala con il convento degli Agostiniani (l’attuale Cattedrale di Ponte).

La mappa del Cartaro (1586), allegata al mitico testo di Giulio Iasolino sulle proprietà delle acque isolane, il “De Remedi Naturali…”, illustra efficacemente con una visione panoramica la condizione “urbana” dell’isola. Spicca la città di Ischia con il Castello, cui sul versante Occidentale va da pendant il già cresciuto agglomerato foriano. Il Castello aveva raggiunto in questo periodo, dopo il completamento voluto da Alfonso D’Aragona tra la seconda metà del XV secolo e l’inizio del successivo, il suo massimo splendore ed un notevole incremento abitativo. La fortezza era una rifugio, ovviamente, ed a poca distanza cominciava a svilupparsi induttivamente il centro del Borgo di Celso, popolato da contadini, artigiani, pescatori. Con l’avvento della casa d’Avalos al governo dell’isola, nel 1459, il Castello si era trasformato in un affascinante cenacolo di artisti e letterati. La prima metà del XVI secolo, grazie a Costanza d’Avalos, Vittoria Colonna, Giovanna e Maria d’Aragona, vide esplodere un fermento intellettuale eccezionale.

Poi, ci risiamo con le incursioni piratesche: è l’epoca della costruzione dei Torrioni di avvistamento. E quando questi pericoli cominciano a scemare, ricomincia l’espansione urbanistica, mentre gli avvenimenti politici fanno spopolare il Castello, e si intensifica la conquista della campagna. Si arriva all’apertura del lago di Ischia al mare, in modo tale da trasformarlo in porto, grazie al re Ferdinando II di Borbone (1854), ed alla crescita dei rapporti commerciali con la terraferma. Una crescita che, intanto, impone anche migliori collegamenti tra i centri interni di Barano, Fontana e Serrara con l’area portuale, ma anche verso Forio, nel frattempo sviluppatasi ancora di più: vengono realizzate nuove strade. L’Arso, reso tale dalla colata del 1301, viene trasformato in pineta grazie all’intuizione geniale del botanico Gussone, “padre” del verde ischitano.

Storia di Ischia: Anni ‘50

Dopo le tristezze delle due guerre mondiali, negli Anni ‘50 Ischia ritrova un attivismo culturale di grande respiro e, soprattutto, grazie alla scoperta di Angelo Rizzoli, mecenate e ispiratore del benessere economico dell’isola, la rampa di lancio del turismo. Un turismo che si evolverà nel corso di pochi anni, tanto da diventare un fenomeno di massa che ha mutato i connotati paesaggistici e sociali di Ischia, oggi tra le più affollate località di villeggiatura italiane e tra quelle che possono vantare una stagione dell’ospitalità lunga sei-otto mesi.